Parrocchia di Javrè.Chiesa di Santa Maria Assunta

La chiesa di Santa Maria Assunta è una delle più antiche della Valle, fu eretta su un’antica cappella sorta attorno all’anno 1000. L’edificio, decorato da Simone Baschenis nel 1543 e ampliato nel 1559 e nel 1871, possiede un campanile alto 35 metri, dalla classica struttura romanica, coronato da bifore e con cuspide ghibellina.
Sulla facciata principale, sopra il portale, troneggia un affresco del pittore mantovano Agostino Aldi (1860 - 1939) che raffigura l’immagine di Maria Assunta (1913), patrona del paese.
Sulla facciata rivolta a meridione è stata, invece, dipinta una meridiana del XVI secolo con il motto «può fallar della campana il ferro, ma quando splende il sol io mai non erro», accanto ad un antico affresco, molto sbiadito, che rappresenta San Nicolò anch’esso d’autore ignoto.
All’esterno sporge la cappella votiva dedicata alla Madonna di Lourdes, sui lati si leggono due iscrizioni che spiegano il voto di questa Comunità: «All’Immacolata di Lourdes per voto solenne, ricordando i propri caduti nella Guerra mondiale 1914-18, questa cappella eresse la popolazione di Iavré nell’anno 1921». Accanto: «Pie memores fratrum quos dire vastante bello mors atra peremit Immacolatae Virgini de Lurdes vota solvervnt Anno D(omi)ni MCMXXII / Cives Ioredi».
L’interno si presenta con una sola navata, tardobarocca, ornata da eleganti stucchi eseguiti nel 1735, come attestato sul capitello della lesena di sinistra del presbiterio.
Sulla parete di sinistra si nota una pregevole ancona lignea del XVII secolo, finita di decorare nel 1631 con una copertura d’oro zecchino che allora formava un tutt’uno con l’altare ligneo ora scomparso. La nicchia centrale ospita la statua di Maria Assunta che in passato veniva portata in solenne processione in caso di pubbliche calamità. In quelle laterali trovano spazio le statue coeve di Sant’Antonio Abate e San Sebastiano.
Sempre sulla stessa parete si trova un altare policromo, dotato di colonne e capitello, che accoglie un Crocifisso ligneo.
Quello originale, risalente al XVII secolo, che era portato in processione fino alla chiesetta di San Valentino in occasione di pubbliche calamità, fu trafugato nel 1978 e non fu mai ritrovato. Quello attuale del secolo XIX si trovava nella cappelletta del cimitero , fu anch’esso trafugato nel 1978 e venne recuperato. La pala, coeva del vecchio Crocifisso, raffigura “le pie donne piangenti ai piedi della croce”, e rappresenta un pregevole pezzo di scuola antica di non facile attribuzione.
Il settecentesco altare maggiore, in marmo bianco, fu portato qui nel 1875 dalla vecchia chiesa di Breguzzo (Valli Giudicarie). Nell’abside campeggia un pregevole affresco raffigurante la “Crocifissione di Cristo”, realizzato nel 1543 da Simone Baschenis de Averara, scoperto e ripulito nel 1913. La parte centrale dell’affresco è stata in parte compromessa quando, nel 1600, per collocare l’ancona lignea della Madonna, venne ricavata una nicchia nel muro già coperto di affreschi.
L’affresco è comunque di grande effetto, le tre croci, molto alte, formano l’elemento di primo piano a cui si rivolgono gli sguardi dei vari personaggi. Alla base dell’affresco, Maria Maddalena che abbraccia i piedi della croce, l’evangelista Giovanni visibilmente afflitto, la Madonna svenuta dal dolore e sorretta dalla pie donne, il Centurione a cavallo con le mani giunte. A destra si notano i sommi sacerdoti ed i capi del popolo; tutt’intorno soldati con alabarde e lance sullo sfondo della città di Gerusalemme.
Nell’abside sono presenti altri affreschi poco leggibili che furono dipinti, sempre nel 1543, dai Baschenis e che rappresentano la vita della Madonna: la nascita della Vergine, la presentazione al tempio di Maria, l’Annunciazione, la Natività, la visita dei pastori, l’Adorazione dei Re Magi e la fuga in Egitto.
Accanto all’ambone è, invece, affrescata l’immagine di Sant’Antonio Abate con un’iscrizione in parte illeggibile «… Antonio de Valentino …. F. fare himagine…/ die 6 aug 1539».
A sinistra del presbiterio si nota un pregevole affresco del XVI secolo d’autore ignoto raffigurante le Sante e Martiri Lucia e Apollonia, portato alla luce nei primi anni Novanta.
A destra si apre la cappella della Madonna di Lourdes, dedicata al ricordo dei Caduti. I documenti storici ci ricordano che fu edificata il 6 novembre 1915, in seguito ad un solenne voto fatto dalla gente di Javré. In quell’autunno in paese si stavano accampando forti contingenti militari austriaci ed il curato, don Mario Giovannella, invitò nella chiesa tutta la popolazione per implorare l’aiuto della Madonna affinché l’imminente pericolo venisse scongiurato. Tutti i presenti fecero un solenne voto e dopo che il paese si salvò dagli orrori della guerra, i fedeli adempirono alla promessa edificando, nel 1921, la cappella alla Madonna di Lourdes, a lato della quale è posta una lapide che ricorda i caduti della guerra 1914-18.
Il Voto del 1915 prevede inoltre di «Solennizzare ogni anno in perpetuo, come festa particolare di devozione, colla maggior possibile solennità la data dell’11 febbraio. Obbligando tutto il paese di astenersi in tal giorno dalle opere servili, di assistere alla S. Messa ed alle altre particolari funzioni che in detto giorno saranno celebrate.»


Nel tratto iniziale della valle, poco sopra l’abitato di Vigo Rendena, la strada transita nei pressi della Grotta di Lourdes, e dopo una ripida salita giunge alla chiesetta di San Valentino, posta alla sommità del Monte Nizzone, singolare punto panoramico sulla valle e verso le montagne circostanti.
Questa chiesetta, eretta alla fine del XIV secolo, è intitolata a San Valentino, soldato romano che subì il martirio nel 269, ai tempi di Claudio Imperatore.
L’attuale chiesetta è il rifacimento di un’antica cappelletta realizzata per “il mal delle bestie” (a protezione degli animali) dagli abitanti di Vigo Rendena, con il concorso di quelli di Darè e Javrè. Per questo motivo queste tre Comunità le sono particolarmente legate, anche per un particolare vincolo che già dal 1500 recitava «senza steccati nè pietre di confine ne attribuirono oneri per due parti a Vigo, una a Darè ed una a Javrè».
Come attesta una pergamena esposta all’interno, il 20 luglio del 1406 la chiesa fu consacrata da Vitale Vescovo, suffraganeo del Principe Vescovo di Trento Giorgio I di Lichtenstein.
L’edificio ingrandito nel 1864 presenta un piccolo campanile che accoglie la più antica campana delle Giudicarie; di forma allungata e fusione grossolana, ha incisa la data MCCCCXΛ (1415 o 1440).
Sulla facciata esterna della chiesa appare l’iscrizione «glora et onore coronasti eum domine» (tu lo hai coronato di gloria e di onore), sovrastata da un dipinto che rappresenta un calice sotto cui sono incrociate una spada e la palma del martirio.
Anticamente l’edificio era aperto nella facciata anteriore e, al pari di una tettoia, poteva dare ricovero ai passanti colti dal temporale.
L’interno reca numerosi affreschi con didascalie in volgare, eseguiti nel 1539 da Simone Baschenis de Averara.
Sull’avvolto vi sono una serie di affreschi che si estendono a sette piccole lunette. Sulla prima, a sinistra, sono raffigurati i dottori della Chiesa Ambrogio e Agostino, seduti e vestiti con paramenti episcopali. Sulla seconda campeggia sulle nubi l’evangelista San Matteo. La terza lunetta rappresenta l’Annunciazione. La quarta San Luca, in abito giallo-verde, con un bove alato ai suoi piedi; sostiene un cartiglio che riporta un’iscrizione latina dal significato “è maggior pericolo vivere malamente che morire subito”.
La quinta lunetta rappresenta altri due dottori della Chiesa: San Tommaso abbigliato in veste cardinalizia e San Gregorio Magno in veste pontificale con un libro aperto in mano.
Nella sesta lunetta si vede San Giovanni Evangelista, che poggia su una catasta di libri, in posa ispirata, nell’atto d’intingere la penna d’oca nel calamaio. L’ultima lunetta reca la figura di San Marco con al centro la figura di Cristo in gloria.
Sulla parete di sinistra vi è un affresco del 1539 di Simone Baschenis che rappresenta il cortile di un castello con due torri, nella maggiore delle quali, attraverso la finestra con l’inferriata si scorge una figura con sotto la scritta: San Valentino. Nella parte destra si vede la sommità di un baldacchino giallo con mura merlate, con ai lati le teste di soldati armati di lancia. Di fuori, nel prato antistante il castello è presente un gruppo di soldati con un personaggio a cavallo che sembra dirigersi verso la prigione dove si trova San Valentino. L’iscrizione sottostante cita «come San Valentino viene liberato dagli infedeli…».
Nel marzo 1979 la chiesa venne saccheggiata con l’asportazione dell’altare e della pala dorata fatta nel 1631 dall’intagliatore Giacomo Kosteller abitante a Borzago, dalla razzia si salvò solo la statua di San Valentino scolpita da suo figlio Francesco nel 1664.
La chiesetta alpestre è meta di pellegrinaggi. Il giorno di San Valentino (14 febbraio) dopo la messa vi è il “bacio della reliquia” contenuta in un antico e pregevole reliquiario ed il tradizionale vin brulè, un tempo i giovani raggiungevano il paese di Vigo Rendena e di Darè con le slitte. In occasione della quarta domenica d’agosto (chiusura della fienagione), nel tardo pomeriggio, si celebra ancor oggi la messa . Regista delle celebrazioni è la Compagnia del Roft (ovvero del vòlt) di Javrè sorta per rinverdire e conservare le vecchie tradizioni locali, che nel 1988, donò alla chiesa l’attuale altare in larice massiccio e nel 1989 un nuovo leggio, anch’esso in larice massiccio.

Manifestazioni
Nei giorni che precedono l’Epifania tre coetanei dell’età di 10 – 14 anni si vestono da Re magi e passando per le case con la Stella eseguono il canto di questua dei “Tre Re”. Uno di questi porta la stella ricoperta di carta colorata, il secondo in un piccolo cesto di vimini ha un presepio ed il terzo tiene un salvadanaio per raccogliere le offerte destinate ad opere caritatevoli.
La festa votiva della Madonna di Lourdes si tiene l’11 febbraio, a questa giornata la popolazione del paese si prepara con un triduo cui interviene un predicatore. Il giorno della Madonna di Lourdes accanto a due Sante Messe del mattino alle 12 c’è la Santa Messa solenne con predica. Nel pomeriggio al centro sportivo la comunità si riunisce per il gioco della tombola e per l’estrazione della tradizionale “legna della Madonna” chi vince si aggiudica un carro di legna di faggio. Conclude questa festa votiva la Santa Messa in memoria dei caduti.
La chiesetta di San Valentino è meta di pellegrinaggi nel giorno di San Valentino (14 febbraio) ed in occasione della quarta domenica d’agosto (chiusura della fienagione).
Una nota festosa che rallegra il ferragosto di Javrè è rappresentata dalla Sagra dell’Assunta; si consuma con il tradizionale vaso della fortuna ed i giochi di piazza, seguiti dalla processione serale per le vie del paese con la statua di Santa Maria Assunta.



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