Parrocchia di Carisolo. Eremo di san Martino


Eremo di san Martino


Storia di san Martino
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Sulle ripide pendici meridionali del Monte Lancia che costituiscono l’imbocco della Valle di Genova, a 1226 metri di quota, si trova l’eremo di San Martino, lambito dal Rio Re che scende dalla malga Sarodol, ricordato in un documento rogato a Carisolo nel 1312.
Seguendo il segnavia 228, dopo 2 ore di camino (dislivello 400 m) si raggiungere questo luogo panoramico e suggestivo. Si esce dall’abitato di Carisolo percorrendo la strada per Madonna di Campiglio, svoltando a sinistra s’imbocca la strada per la Val Genova e quindi si devia a destra per la località Campolo con dei caratteristici masi di mezza montagna. Giunti al primo tornante s’imbocca il ripido sentiero che entra nel bosco (826 m) e si guadagna quota con ripidi tratti e, dopo aver superato la “Gola del Re” (tratto attrezzato con corda fissa), si giunge all’eremo di San Martino (1.226 m). Quest’ultima parte del tracciato è piuttosto stretto e faticoso, ma nell’ultimo tratto si fa pianeggiante. Il piccolo eremo è immerso nella boscaglia ma dal piccolo piazzaletto antistante si può ammirare un panorama unico. Carisolo è sotto di noi, poco più in là vediamo Pinzolo, Giustino e Massimeno, in lontananza Bocenago.
La fantasia popolare racconta che uno degli ultimi eremiti che vi abitarono viveva del pane che gli portava un orso mansueto e la sua morte fu annunciata miracolosamente dagli avornielli (fiori di maggiociondolo) che fiorirono a gennaio.
Nella visita pastorale del 1537 la chiesa è detta San Martino “in Montibus”. In quella successiva del 1579 si nota che era fornita di un altare consacrato con piccola ancona dorata e v’era dipinta l’immagine della Madonna e di San Martino. Sopra il volto (avvolto) fu osservata una stanzetta chiusa con un sepolcro e in questo una cassa chiusa di legno contenente le ossa del sacerdote Baldassarre Moroni de Averara (Pluzana), morto nell’anno 1520.
Oggi queste ossa sono riposte in un’urna di vetro collocata sul davanzale della finestrella vicino all’altare. Egli, ardente di zelo e desideroso di abbracciare la vita eremitica, aveva chiesto ed ottenuto dal Vescovo Giovanni Hinderbach la cappella di San Martino, che «ruinata per l’antichità» s’era proposto di restaurare e riedificare coll’aiuto della carità dei fedeli. Il 30 luglio del 1485 ed il 17 marzo 1499 gli viene riconfermata l’investitura. «Il prete Baldassarre visse da eremita di San Martino fino alla morte con grande soddisfazione degli uomini di tutta la valle di Rendena».
La cappella di San Martino, parecchi anni dopo, fu conferita con decreto 8 gennaio 1541 al prete Andrea Morano, «spagnolo da Saragozza» seguito nel 1637 da «Avancino del fu Francesco Zanoni de Caresolo» e, nel 1695, due eremiti locali che vi abitavano solamente durante la bella stagione: il prete «Stefano degli Ambrosi» ed il chierico Giovanni degli Ambrosi. Nel 1750 la chiesetta era custodita dall’eremita Pietro Ambrosi di Carisolo che nel 1730, all’età di 44 anni, aveva vestito l’abito presso i Francescani di Trento. A lui succede nell’eremitaggio padre Stefano Filosi del quale sappiamo solo che nel 1768 celebrava nella chiesa di San Martino tre volte l’anno. Aboliti gli eremitaggi, la chiesa, trascurata ed abbandonata, andò in rovina finché nel 1877 il popolo di Carisolo dava inizio al restauro. Nel 1904 fu ultimato con prestazioni ed offerte gratuite. A quel tempo non c’era nessun eremita che lo custodisse, e quindi ancora una volta venne dimenticato e cadde parzialmente in rovina. Ma dopo la seconda guerra mondiale vi fu un nuovo fermento di fede tanto che il primo ottobre 1958 si formò il Comitato per il restauro della chiesetta di San Martino.
Il 7 agosto 1966 vi fu la solenne benedizione del rinnovato edificio sacro. Altri lavori furono effettuati negli anni 1979-80 e 1981 migliorando il sentiero d’accesso, rendendolo agevole e sicuro, con corde fisse che da “Zucal” portano fin sotto l’eremo.
All’interno sopra l’altare granitico è presente un quadro ad olio della pittrice romana Lida Dell’Anna del 1984 raffigurante San Martino a cavallo col povero, questo è copia dell’originale d’autore ignoto del 1601 conservato in canonica.
Nell’eremo si può ammirare un bel quadro raffigurante San Nicola di Mira, di Lorenzo Scabbia di Villasanta (Milano).
Considerato il grande afflusso di fedeli e visitatori è stato allargato il piccolo spiazzo e sistemate alcune panchine. Dall’eremo si gode di una bella vista sulla Val Rendena. Ancor oggi l’11 dicembre o nella domenica successiva si celebra la Santa Messa all’Eremo per invocare la benedizione del Santo sulla Comunità di Carisolo e su quella della Val Rendena.



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